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Contemporanei tra luci e ombre: Agamben. Musiche di Jolivet, Copland, Hindemit, Arutiuniam, Wiltgen, Carisi, Sauter, Wolff, Wolpe, Günter Muller-Otomo Yoshihide, Butch Morris-Istanbul conduction, Giancarlo Schiaffini-Thurston Moore-Walter Prati.
«Può dirsi contemporaneo soltanto chi non si lascia accecare dalle luci del secolo e riesce a scorgere in esse la parte dell’ombra, la loro intima oscurità.» Mi lascio sorprendere da questo appunto di Giorgio Agamben (Cos’è il contemporaneo?, su Nudità, Nottetempo 2009), poco più avanti definito come «incompleto», e cerco qualche idea per un ascolto della contemporaneità in musica. Cinque dischi, non tutti recenti, ma questo non significa niente.
Counterpoise (Hat Hut Records 2000): composizioni di Carisi, Sauter, Wolff, Wolpe eseguite dall’ensemble Accanto e dal quartetto di sax Xasax . Il titolo è preso dalla più datata (1948), composta da John Carisi. Tromba, sax baritono, piano e percussioni, in una equilibrata contrapposizione tra spontaneità e costruzione.
Apres la nuit… (Chandos Records 2011) del trombettista Philippe Schwartz. Composizioni di Jolivet, Copland, Hindemit, Arutiuniam, e Ronald Wiltgen, autore della più recente (2010), che intitola la raccolta. Il flicorno segue le tre fasi di calma, agitazione, calma, prima di aprirsi al sogno.
Günter Muller e Otomo Yoshihide con Time Travel (Erstwhile records 2003, registrazioni del 2002) conducono in un rarefatto ambiente metropolitano costituito di parti irriducibili e suoni sempre nuovi, dove senza piani prestabiliti i due sperimentatori procedono attraversando città e continenti.
Ad un mondo “diversamente globale” approda Butch Morris. La lunga serie delle conduction, sintesi tra processi compositivi e improvvisazione mediata dai gesti del conduttore, trova momenti privilegiati negli squarci neo-ottomani di ney, zurle e saz del concerto di Istanbul del 16 ottobre 1992, pubblicato come Conduction 25/26 (Anthology of Recorded Music 1995).
L’improvvisazione è al centro di OPUS (Three Incredible Ideas) (Auditorium 2001) di Thurston Moore, Walter Prati, Giancarlo Schiaffini. Suoni e intersezioni tra chitarra elettrica, violoncello e basso, trombone, elettronica, in un equilibrio che esplora i confini tra scrittura, post-produzione e improvvisazione.
Walter Prati in All’improvviso (Auditorium 2010) cerca di «definire il percorso necessario affinché possa svilupparsi nel musicista la consapevolezza del ‘pensiero musicale’ immediatamente precedente all’emissione di un determinato suono». Viene qui colta la tensione filosofica della composizione istantanea, nella quale diversi parametri sonori intervengono strutturando un’essenza continuamente in divenire.
Agamben prosegue nel dirci che è contemporaneo chi «riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal presente» e chi sa «percepire nel buio questa luce che cerca di raggiungerci e non può farlo». La luce è suono, il buio non è silenzio, il silenzio è musica.
Una musica possibile è un suono dotato di propriocezione e concentrato come una goccia. Capace di «tornare ad un presente in cui non siamo mai stati».
Contemporanei: ma di chi?
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Fotografia: Claudio Comandini, “Musica da passeggio – Berlino, gennaio 2006.