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• Fu concreata nell’embrione e nel Criterio/ della Temperie Contemporanee/ nell’impulso propulso dal Centro motorio del Verbo/ …nel sussulto poetico… • It was congenitally created in the embryo/ and in the Criterion of the Contemporary Climated/ in the impulse propulsed from the Engine of the World/ …in the poetical inspiration… • Elle fut con-créée dans l’embryon/ et dans l’impulse propulsé du Centre Moteur du Verbe/ …danse le sursaut poématique… • Gezeugt im Embryo, in Geiste/ der Ungewitter der Zeit/ im Propeller-Impulse des Wortbewegungszentrums/ …im Aufschrecken der Dichtkunst… • Fue concebida en el embrión y el Criterio/ de las Temperies Contemporáneas/ en el impulso propulsado por el Centro Motor del Verbo/ …en el sobresalto poemático…
I primi quattro versi della poesia di Faraòn Meteoès (pseudonimo di Stefano Amorese) “Automotrice a voce per inchiostri acustici (poemetto quasi a motore)”, ai quali seguono le traduzioni di Deborah Ferrelli, Vivian Grace Chammah, Achim Seiffarth, Estefania Flores Acuna-Pilar Rodriguez Reina, sono parte del progetto di Largo Sguardo (Cavinato Editore International, Brescia 2014), un libro che raccoglie poesie dell’autore nelle 24 lingue dell’Unione europea e un DVD dove la recitazione dei versi si scandisce in 15 cortometraggi con video e musica. Tra i molti collaboratori di questa singolare opera, Angelo Fàvaro del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Roma II, di cui riportiamo la parte finale dell’introduzione.
Già Voltaire aveva fiduciosamente proposto un’Europa letteraria cosmopolita, quando aveva affermato, nel noto Il secolo di Luigi XIV «Si è visto che una repubblica letteraria si era insensibilmente stabilita in Europa, nonostante le guerre, e nonostante le diversità di religione. Tutte le scienze, tutte le arti hanno così goduto di scambievoli aiuti; le accademie han creato tale repubblica. La letteratura ha unito l’Italia colla Russia, gl’inglesi, i tedeschi, i francesi andavano a studiare a Leida […] i i veri scienziati, in ogni ramo del sapere, hanno stretto i legami di quella grande società di degli spiriti, dappertutto diffusa, e dappertutto indipendente. Tale carteggio dura ancora ed è una delle consolazioni dei mali che l’ambizione e la politica procurano all’umanità.»
Vi è in motivo di gratitudine che dobbiamo alla Poesia e al Poetico: è quello di consentire d’entrare in un ritmo, che è il ritmo della vita, in un movimento che è il movimento imponderabile della presenza e dell’assenza, in uno spazio, che è lo spazio del sé e dell’alterità, ed è per questo motivo di gratitudine che la lirica è il modo e il genere cui si affida operosamente di condurre in porto il progetto compiuto d’una consapevolezza dell’identità e dell’alterità del cittadino dell’Unione europea.
Il verso di Largo Sguardo è una direzione imponderabile, varia e variabile, è un cursus instabile e che corrisponde e deve corrispondere al vissuto delle esperienze, esigenze, valori, ideali di milioni di cittadini. Chiediamo che ci corrisponda e ci risponda, e ci venga incontro con la sua varia melodia e col ritmo modulato della parola poetica (nelle varie lingue), quando noi andiamo incontro a lui, nella prospettiva dell’uno e del molteplice, così è la poesia (le poesie-video), che segna un verso, che è anche e piuttosto un multiverso.
L’Unione europea non è ancora una garanzia d’identità e molteplicità, così impegnata nel tentativo di definirsi e progettarsi e riconoscersi nella propria Costituzione, di gran lunga più elevata e consistente della stessa comunità che vi si dovrebbe riconoscere, ma in ciò viene in aiuto anche Largo Sguardo: la sua lirica perfettamente europea induce a pensare ed educare ai legami intrinseci ed estrinseci con la nostra storia e sensibilità comune e differente.
Dall’Ermes dell’omerico Inno viene inventata la lira, con il guscio di una tartaruga, il guscio del tartaro, completato con corde tratte dalle viscere d’un bue, ancora un’altra forma dell’interno, per diffondere all’esterno la musica e il canto, donata poi alla simmetria e alla ragione di Apollo e arpeggiata con l’aiuto della grazia e della perizia delle Muse, continua a insegnare al poeta europeo a cantare la frattura tra uomo e Dio, tra vita e morte e morte e vita, in un riandare dalla fede all’infedeltà, dal tradimento al sodalizio, non conflittuale ma in forma dialogica tra essere e non essere, divenire e stasi, unione e separazione, elementi che inducono ad una reale consapevolezza della civiltà europea.
«Oggi Eurolandia sembra sia decisa/ a cancellare lo sguardo di Medusa./ Ma con quali scudi scintillanti credi/ si uccida chi pietrifica la preda?» così interroga Tony Harrison, nel suo Lo sguardo della Gorgone, i cittadini europei, credendo che si possa continuare a dare poesia anche dopo Auschwitz, dopo le guerre del golfo, i dittatori, ripartendo dall’Europa, dai suoi cittadini, dai suoi poeti! È tra gli estremi del locassimo e del cosmopolitismo che oggi si attua la sfida della creazione. È l’essere dopo e oltre, o prima, e comunque tra noi, ma anche l’essere in modi e forme imprevisti-imprevedibili l’irriducibile paradosso della Poesia e del Poetico che provocano ancora e sempre un Largo Sguardo, ci provocano a un Largo Sguardo.
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Angelo Fàvaro, “L’orizzonte che non si valica: lo sguardo intorno”, da Faraòn Meteosès, “Largo Sguardo”, Cavinato Editore International, Brescia 2015.
Illustrazione: Sceptre, “Europe Flags” – 2007.