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Elaborare documenti per l’archivio dell’inutile è un’attività enorme e in costante crescita; tra le sue voci, ci sono pure i ritratti fotografici di parti intime e le riprese di atti sessuali: non si può negare che rappresentano una specie di moda e c’è pure qualcuno che li esalta. L’entità di tali fenomeni è ormai travolgente, persino più diffusa di quanto i casi di cronaca possano testimoniare. Tuttavia, laddove i mezzi con cui agiscono sfuggono ad ogni controllo, le persone faticano a rispondere alle conseguenze delle proprie azioni: a quanto pare, questo accade piuttosto spesso, a volte con esiti drammatici. Nel cercare di farsene un’idea, il più possibile etica pur se non moralistica, dobbiamo riconoscere che da tempo il carattere privato delle pulsioni e quello sacro della sessualità sono negati su molti fronti e dietro molte etichette, mentre le condizioni della comunicazione e l’uso acritico della tecnologia ne facilitano il manifestarsi in maniera deviata e nevrotica. Così, non soltanto è possibile diventare pornostar a propria insaputa: se ne fanno decisamente a farsi fottere la dignità, lo stesso erotismo e addirittura la realtà, portando così ad una generalizzata insensatezza di tipo psicotico. A qualcuno piace. Tale apparente licenziosità permette peraltro il diffondersi di una frigidità che è anche intellettuale, evidente laddove si ostentano semplici pruriti, privi di aggancio con idee ed esperienze effettive, come se fossero verità incontrovertibili, riducendo così ogni argomentare a personalissima masturbazione ed elevandola al contempo a dogma incontrovertibile: anche questo, sembra normale. Inoltre, sembra ormai convalidato da numerosi prassi che il corpo possa venir ridotto a merce: infatti, oltre a comprare il corpo altrui, è ormai pure possibile acquistare i pezzi del proprio, su misura della propria vanità. Stranamente, la pericolosità di tale impostazione sembrerebbe fortemente censurata.
Tiziana Cantone aveva denunciato che i video di cui era protagonista, pubblicati in Rete senza il suo consenso, le stavano rovinando la vita. Ma aveva anche detto ai pubblici ministeri, da cui si era presentata tre volte che pensava a togliersi la vita: «Questa gogna mediatica alla quale, ora per ora, sono sottoposta mi sta avvicinando al suicidio». Le parole della 31enne napoletana, trovata senza vita il 13 settembre, sono state riportate da Repubblica che ha ricostruito la via crucis della donna per tentare di far sparire le immagini che ormai comparivano in siti porno a pagamento. Dalla diffusione di quei video la sua vita era diventata un inferno come ha ammesso l’ex fidanzato: «La riconoscevano in tutta Italia.» All’uomo, che non è indagato, sono stati sequestrati telefono e pc per capire se l’uomo possa aver avuto un ruolo nella diffusione delle immagini, che stando alle cronaca di questi giorni le chiedeva di farsi filmare.
«Quello che sta accadendo assume i connotati di una totale devastazione nei confronti della mia persona, che già di per sé ha profili di psicolabilità» aveva fatto mettere nero su bianco Tiziana. Che in un primo momento aveva denunciato di aver smarrito il telefono. Certo è che la donna si era resa perfettamente conto di essere stata ingenua a inviare le immagini a quattro uomini con cui aveva instaurato «un gioco virtuale a sfondo sessuale». «È vero che sono stata una sprovveduta a fare giochetti stupidi con persone a me sconosciute, ma è anche vero che quanto sta adesso accadendo mi avvicina in maniera veloce a istinti di suicidio. Questa gogna provoca danni incalcolabili in me, pregiudica in maniera assoluta e irreparabile il mio futuro di ragazza di 30 anni».
Precisa di avere girato e diffuso quei sei filmati «volontariamente e in piena coscienza» ma specifica di non avere mai dato il consenso per la loro diffusione. «Voglio giustizia – dice in Procura a ottobre – chiedo il sequestro di quei siti che mi stanno rovinando la vita».
Ma per i pm il sequestro è inutile perché ormai i video sono stati scaricati e diffusi da centinaia di utenti. Arrestarne la circolazione, in sostanza, è impossibile. I pm ipotizzano il reato di violazione della privacy, ma nessuno risulta indagato. Aumentano angoscia e vergogna, arrivano i tentativi di suicidio. Anche perché anche il giudice civile che pur ordinando la rimozione delle immagini la condanna a rimborsare alcuni colossi del web.
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